La crisi è ormai in crisi
Un nuovo consenso si sta affermando tra banchieri ed economisti: la crisi è ormai entrata in crisi. Nessuno si sbilancia sul come e sul quando, ma si approssima il momento in cui si parlerà al passato degli sconvolgimenti odierni dell’economia globale. Leggi Crisi? Quale crisi?

Giovedì era stato il turno di Dominique Strauss-Kahn, direttore generale del Fondo monetario internazionale: “Il 2009 sarà quasi certamente un anno orribile”, aveva detto, salvo aggiungere: “La caduta libera dell’economia mondiale forse sta iniziando a rallentare, con l’inizio di una ripresa nel 2010”. E ieri da Berlino, dove si trovava per un convegno dell’Aspen Institute, il ministro dell’Economia , Giulio Tremonti, ha tranquillizzato: “Il rischio apocalisse finanziaria è ora escluso”.
Dichiarazioni che sembrano confermate dall’ultimo bollettino di Consensus Economics, un concentrato di studi e previsioni di istituzioni di ricerca di tutto il mondo, proprio in queste ore in circolazione tra gli addetti ai lavori. L’orizzonte che si delinea è tutt’altro che minaccioso. Dopo una contrazione del pil prevista nell’ordine del 2,8 per cento per il 2009, gli Stati Uniti dovrebbero già nel 2010 ricominciare a crescere. A ritmi sostenuti, assicurano gli analisti di Credit Suisse (più 3,5 per cento) e First Trust Advisors (più 3,3). I meno ottimisti sono gli esperti dell’Economist Intelligence Unit (più 0,6). Comunque positiva la media ponderata elaborata dai ricercatori del Consensus: più 1,7 per cento. I dati del pil statunitense saranno preceduti dal segno positivo sin dal primo trimestre del 2010 (più 0,4 per cento rispetto all’anno precedente), con i consumi che torneranno ad aumentare, per la prima volta, già nell’ultimo trimestre 2009.
Il rapporto fa il punto anche sul futuro dell’economia italiana: la contrazione del pil del 2,8 per cento nel 2009 lascerà spazio a una crescita dello 0,3 per cento l’anno successivo: più 0,3 per cento. La produzione industriale, dopo il meno 8,9 per cento previsto per il 2009, è destinata a un’inversione di rotta (più 0,2 per cento). Sempre secondo le previsioni del Consensus il nostro paese avrebbe già alle spalle il calo più netto della produzione aggregata, ovvero il meno 3,8 per cento registrato nel primo timestre 2009. Dal secondo trimestre dell’anno prossimo il pil dovrebbe tornare a essere positivo, fino al picco del più 0,9 per cento nell’ultimo quarto del 2010. In linea con le dichiarazioni tremontiane di ieri: siamo ancora “in terra incognita”, ma “l’impressione è che il fondo sia stato raggiunto”.
Sulle prospettive non pessimistiche incide anche l’azione dell’esecutivo italiano che ieri è stato elogiato dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine (Faz) in un’analisi del corrispondente da Roma, Tobias Piller, intitolata “L’Italia si mostra straordinariamente a prova di crisi”. Gli apprezzamenti sono tutti per l’inquilino di via XX settembre, responsabile – secondo Faz – della blindatura della legge finanziaria prima delle manifestazioni più virulente della crisi ed ideatore di uno stimolo fiscale contenuto.
A contare non saranno soltanto le azioni degli stati, ma anche le aspettative dei cittadini. Nell’area euro le fluttuazioni dei mercati finanziari non aiutano, però secondo l’ultimo rapporto del Ref (Ricerche per l’economia e la finanza) curato dal macroeconomista Fedele De Novellis, migliorano “le opinioni delle famiglie sulla propria situazione finanziaria”, anche grazie “agli effetti della caduta dei tassi di interesse”. Inoltre “lievi segnali di miglioramento” emergono in relazione “ai giudizi sulle intenzioni di acquisto di beni durevoli”.
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